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Il rapporto ESG di Colliers evidenzia l’urgenza di standard chiari per promuovere la sostenibilità nel settore immobiliare

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Il rapporto relativo all’EMEA stima che potrebbero essere necessari circa 7 trilioni di euro per riqualificare gli immobili europei rendendoli conformi ai requisiti ESG in via di definizione

 

Londra, 28 ottobre 2021 – Secondo il nuovo rapporto di Colliers relativo all'area Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) la spinta globale verso la sostenibilità sta generando significative incertezze nel mercato degli investimenti immobiliari. Il rapporto “ESG: At A Tipping Point” evidenzia l’urgente bisogno che i policy maker definiscano obiettivi comuni, concreti e realizzabili, in grado di supportare la creazione di standard e benchmark tecnici, chiari e coerenti, che permettano di riallocare i capitali e le capacità, ora che gli investitori stanno rapidamente integrando i nuovi aspetti ESG nei loro processi decisionali.

Scarica il report "ESG: At A Tipping Point"

Il rapporto sottolinea come, ad oggi, nessun sistema di rendicontazione della performance ESG si sia imposto come benchmark riconosciuto a livello internazionale, e come questo renda alquanto complesso per gli investitori del settore immobiliare fare previsioni su requisiti e costi futuri. “Oggi la sfida è comprendere esattamente cosa debba essere fatto per calibrare i portafogli immobiliari in base ai requisiti che si stanno introducendo, in particolare riguardo la decarbonizzazione” ha sottolineato Luke Dawson, Direttore Generale, EMEA Cross-Border Capital Markets di Colliers.

Preoccupano soprattutto i potenziali costi di retrofit degli edifici esistenti al fine di renderli conformi ai requisiti ESG: secondo il rapporto si stima che tali costi potrebbero aggirarsi sui 7 trilioni di euro in Europa.

“Se puntiamo a raggiungere l’obiettivo ‘Net Zero’, la sfida dettata dai costi di retrofit deve essere spalmata sui prossimi 25 anni, ma, per contestualizzare, questa spesa equivale al consueto volume annuo delle attività di investimento in Europa, ovvero circa 300 miliardi di euro. Rimane da vedere chi tra gli investitori, i proprietari, i governi o la società in generale sosterrà o contribuirà a sostenere questi ingenti costi di retrofit” ha precisato Damian Harrington, Director e Head of EMEA Research e Head of Capital Markets Research Global di Colliers. “Ciò che è già chiaro è che la transizione creerà una lunga serie di obblighi e nuove opportunità di investimento legati all’effettiva obbligatorietà della riqualificazione immobiliare a livello globale”.

Se da un lato il Regolamento SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) che è stato promulgato quest’anno dall’UE ha avuto un impatto diretto sul settore degli investimenti, dall'altro il rapporto Colliers sottolinea che le nuove normative come la direttiva europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) puntano a creare maggiore chiarezza e porre nuove sfide. La direttiva CSRD dovrebbe entrare in vigore nel 2023 e inizialmente interesserà le realtà di maggiori dimensioni, ma quasi tutte le aziende real estate saranno tenute a rispettarla.

Secondo questi standard i proprietari dovranno essere a conoscenza di come i conduttori stanno utilizzando gli spazi affittati, un’informazione che potrebbe essere alquanto difficile da reperire per gli immobili “big box” che accolgono processi industriali confidenziali o repository di dati riservati. “Educare il top management alle nuove responsabilità derivanti dalle regolamentazioni che vengono introdotte è una parte essenziale della transizione” ha sottolineato Andy Hay, Direttore Generale, EMEA Property Management di Colliers. “Verrà attribuita crescente importanza al know how in ambito ESG e sempre più aziende assumeranno specialisti o cercheranno collaborazioni per potenziare le loro capacità in quest’area”.

Secondo il report, nel prossimo biennio, con la formalizzazione dei sistemi di metriche e rendicontazione si renderanno necessari una miriade di adeguamenti che potrebbero rallentare le transazioni dato che gli investitori dovranno tenere presenti le nuove normative. In questo periodo l’elemento più importante dei requisiti ESG sarà la “G”, in quanto la corporate governance è declinabile in termini di cultura, policy, sistemi, rischi e controllo.

“Sebbene nello specifico non sia ancora chiaro l’impatto futuro dei nuovi standard sui singoli asset immobiliari, la portata del cambiamento richiesto implica la non applicabilità di un approccio rigorosamente attendista” ha aggiunto Hay. “È fondamentale che gli investitori inizino ad agire ora, approfondendo la loro conoscenza del possibile ruolo che i requisiti ESG possono avere sui loro portafogli e assicurandosi di disporre dei talenti e delle collaborazioni necessari”.

Secondo il report le seguenti aree di priorità dovrebbero essere incluse tra quelle fondamentali per gli investitori:

  • assumere a livello di Organo di governo un impegno ESG da mantenere costantemente in agenda e supportarne la realizzazione attraverso la formazione di tutto il personale;
  • valutare la capacità dell’organizzazione di gestire le nuove sfide normative lungo l’intera catena del valore;
  • valutare la capacità dei sistemi di raccogliere e processare i dati ESG più dettagliati che saranno probabilmente richiesti dai nuovi standard;
  • sviluppare la capacità di valutare i rischi relativi ai requisiti ESG e rafforzare le attività di audit.

 

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